In fuga dalla Siria

Lab_Fuga_Siria_ott copia“Se fossi costretto a lasciare il tuo paese che cosa faresti?”
 
Su questa domanda si basa la mostra interattiva “In fuga dalla Siria”  che Caritas, Centro Missionario e Bambini nel Deserto ripropongono a Modena (dopo il grande successo del mese di maggio) presso il Centro Famiglia di Nazareth (via Formigina 319) dal 20 al 28 ottobre 2017.
Mettersi nei panni dell’altro è la chiave per comprendere quello che sta succedendo oggi nel mondo e che, inevitabilmente, ci coinvolge anche nel nostro quotidiano.
Grazie a questa mostra/laboratorio sarà possibile avere uno sguardo nuovo e diverso, attraverso una modalità interattiva, sulle condizioni delle persone che scelgono di mettersi in viaggio verso un futuro migliore… ma sarà davvero così?
Il laboratorio per le scuole ha una durata totale di 90 minuti circa ed è possibile parteciparvi con due o tre classi contemporaneamente (numero massimo partecipanti è di 50 circa) secondo i seguenti turni indicati nella locandina a fianco (cliccaci per ingrandirla). Per partecipare è necessaria la prenotazione telefonando o inviando una mail
La mostra sarà aperta la pubblico al pomeriggio e alla sera secondo gli orari indicati e l’ingresso è libero rispettando i turni. La durata dell’attività è di circa un’ora

 A questo link, sul sito di Internazionale, potete vedere il video “Diario di una ragazza in fuga dalla Siria”

ottobre 2017 – lettera di Giulia Ballarotti dal Mozambico

10ballorotti01“Santa Maria, donna dei nostri giorni,
vieni ad abitare in mezzo a noi.” (Don Tonino Bello)

Il tempo passa e, fra pochi giorni, sono tre mesi che vivo qui al “Lar Elda”: un focolare domestico tutto al femminile, composto da quattro suore comboniane, una postulante, un’aspirante e cinquantasei bambine e ragazze.
Immergendosi in questa realtà fatta di donne, condividendone la quotidianità e spartendone le gioie e le preoccupazioni, sorge spontaneo meditare sulla figura di Maria di Nazareth: icona del mondo femminile.
Maria… una donna che, pur essendo stata sposa del Santo Giuseppe e madre di Gesù, ha vissuto una vita “comune” e “ordinaria”, cadenzata da sollecitudini familiari e di lavoro e impregnata di sogni, speranze, felicità ma anche inquietudini, paure e lacrime. Come afferma Marthe Robin in uno dei suoi scritti: “Quest’assenza di straordinario nella vita della Regina del cielo è la meraviglia più pura. Dio volendo donarci la Santa Vergine come modello, esempio, ha voluto che sulla terra la
sua vita fosse più imitabile che ammirabile!”. A Maria, che è donna di ogni età e Regina dei cieli e della terra, tutte le sue simili possono sentirsi vicine e comprese, qualunque sia la stagione della loro vita o la loro nazionalità. In lei è ricapitolata l’immagine di ogni donna.
Ed è proprio perdendomi in queste riflessioni, che mi è tornato alla mente il libro scritto da Don Tonino Bello, intitolato “Maria, donna dei nostri giorni”: un volume composto da 31 titoli mariani, 31 istantanee scattate, con rispetto e innamorata devozione, alla Vergine di Nazareth. E’ stato facile ritrovare in queste pagine piene di tenerezza, soavità, forza, passione e coraggio anticonformista, le parole più azzeccate per tratteggiare le personalità delle bambine, delle adolescenti e delle donne che vivono qui al Lar Elda.

Maria: donna feriale, donna coraggiosa, donna del silenzio, donna dell’attesa, donna che conosce la danza.
10ballorotti02Qualità che appartengono a Maria ma che possono essere attribuite a qualsiasi donna mozambicana. Qui le donne costituiscono la vera anima della società. Sono infaticabili lavoratrici, la cui giornata inizia all’alba
e non termina finchè ogni membro della famiglia non è stato nutrito e curato. Nonostante ciò la maggior parte di loro vive in una condizione discriminata, subalterna e di assoggettamento rispetto all’uomo: la donna è costretta per tutta la vita a dipendere dal padre, prima, e dal marito, poi, e molto spesso è costretta a subire soprusi. La vita di una donna mozambicana si prospetta difficile fin dalla tenera età e diverse possono essere le cause. Può accadere che bambine, che hanno assistito inermi alla separazione dei loro genitori, si trovino a dover vivere con il nuovo compagno della madre, il quale o non le riconosce e le abbandona per strada, o le soffoca con le sue troppe e insistenti “attenzioni”. Oppure può capitare che ragazze, che non hanno ancora raggiunto i diciotto anni, vengano costrette a contrarre matrimonio con uomini più vecchi di loro, diventando così vittime di violenze psicologiche e sessuali. Baby-spose e baby-mamme, private di ogni forma di istruzione e libertà e con nessuna possibilità di riscatto. E a questa schiera di bambine appartengono anche le ragazzine del Lar Elda, purtroppo figlie del loro tempo e della loro cultura.
Sono cinquantasei piccole donne che, fin da piccoline, hanno sperimentato grandi paure: la paura di essere abbandonata, la paura di rimanere sola, la paura di non essere capita, la paura per la cattiveria degli uomini… Ma non hanno accettato passivamente le avverse circostanze della loro vita, non si sono rassegnate a subire l’esistenza. Hanno, invece, trovato la forza per affrontare, con un incredibile coraggio, ogni giorno e per andare avanti con fiducia e speranza.
Cinquantasei piccole donne del silenzio. Non dicono una parola riguardo al loro passato e tutto quello che hanno vissuto lo serbano nel loro cuore. Di fronte a certe domande, le loro voci si riducono all’essenziale, con monosillabi veloci come un “sì” o un “no”, lasciando l’interlocutore in un alone di mistero.
Cinquantasei piccole donne che, piene di sogni, attendono con canti e con danze un futuro diverso e migliore. E sanno con certezza che arriverà.

Maria: donna missionaria, donna accogliente, donna di parte, donna del primo passo e donna del servizio.
10ballorotti03Qualità che, giorno dopo giorno, ho scoperto nelle suore comboniane che operano nel Lar Elda: Suor Giulia, Suor Maria Josè, Suor Mariana e Suor Francinete.
“Donne del Vangelo, consacrate a Dio per la missione ad gentes”. Donne che, come Maria, hanno lasciato che Dio irrompesse nella loro vita. Sentendo il fascino dell’invito rivolto a loro dal Padre, hanno accolto la sua chiamata ad essere missionarie e hanno lasciato gli affetti più cari per annunciare il Vangelo in terre lontane.
Donne di parte, che hanno preso posizione e si sono schierate dalla parte dei poveri, degli umiliati, degli esclusi, dei discriminati e degli offesi di tutti i tempi. Lo stesso Comboni esigeva che le suore missionarie fossero “donne innamorate di Cristo Gesù, sempre in cammino sulle strade della missione, per essere sorelle e compagne di viaggio degli ultimi”.
Donne del primo passo, risolute, con uno stile intraprendente e senza paura di osare; proprio come le voleva il loro fondatore. Non attendono che siano gli altri a prendere l’iniziativa, ma, decise, si fanno prossime alle tante persone che si sentono ferite, sconfitte, allontanate ed emarginate.
Sono donne del servizio, che mettono a disposizione dei poveri la loro vita, con gesti discreti di silenzio e di ospitalità. Si piegano per lavare i piedi al mondo, cingendosi i fianchi di un grembiule e portando nella mano destra la brocca e nella sinistra il catino.
E’, infatti, a partire dalle 5:30 del mattino che inizia per loro un bagno di folla. Come delle mamme, si occupano con solerzia delle bambine e ragazze del Lar, prodigandosi affinchè non manchi niente a nessuna (a partire dal mangiare, fino ad arrivare alle medicine, ai vestiti e al materiale per la scuola), aiutandole nei compiti, affiancandole nei lavori domestici, osservandole mentre giocano, ascoltandole quando hanno bisogno di parlare, interessandosi del loro rendimento scolastico
andando ai colloqui coi professori e preoccupandosi di garantire loro un futuro.
E’ una giornata intensa, che le suore vivono appieno offrendosi completamente alle loro cinquantasei figliolette mozambicane, per liberarle dal loro passato e garantire loro una vita in salute e un’istruzione adeguata. E alla sera, prima di andare a letto, si ritirano nel silenzio della cappella, per pregare, per colloquiare con Dio e per potersi così ricreare e rigenerare.
“Santa Maria, donna dei nostri giorni, vieni ad abitare in mezzo a noi.”
Tu che sei madre e che non dimentichi nessuno dei tuoi figli, stringi tra le tue tenere braccia ciascuna di queste ragazzine. Riempile del tuo amore perché, per varie ragioni, non hanno avuto la possibilità di provare la bellezza e la gioia di sentirsi amate dalla propria mamma. Mettiti accanto a ognuno di loro e ascoltale amorevolmente mentre ti confidano le loro preoccupazioni: l’incertezza del futuro, la paura di non farcela, la solitudine interiore, l’instabilità degli affetti… Fai sentire loro la tua rassicurante presenza, ripeti loro parole di speranza, conforta il loro pianto nascosto e alleggerisci le loro pene aiutandole a portare il fardello delle tribolazioni.
Tu che sei donna missionaria, sorreggi nella fatica Suor Giulia, Suor Maria Josè, Suor Mariana e Suor Francinete. Dona loro la forza per promuovere la giustizia terrena e per testimoniare il Vangelo. Sostienile nel lavoro quotidiano e, con la tua saggezza, ispira loro ciò che devono dire e fare per promuovere il bene di queste cinquantasei ragazze. Ristora la loro stanchezza e quando hanno voglia di piangere, offri al loro capo la tua spalla di madre. Ma soprattutto “ogni volta che ritornano tra noi, profumate di trincea, fa che possiamo attingere tutti al loro entusiasmo”.
Giulia

Restiamo Umani – el MisMo 2017-2018

2017_2018mismo_completo“el MisMo”, percorso di spiritualità missionaria per giovani dai 18 ai 30 anni
El MisMo, lo stesso… Lo stesso ideale, lo stesso Spirito, lo stesso percorso da intraprendere insieme, lo stesso interesse
per il Sud del Mondo…

Quest’anno ci faremo guidare dal vangelo di Matteo secondo il programma che potete leggere ingrandendo il volantino qui a fianco.

A qualunque latitudine facciamo parte della stessa comunità
Ogni uomo, ogni donna, ogni piccolo di questo pianeta ovunque nasca e viva ha diritto alla vita e alla dignità.
Gli stessi diritti che rivendichiamo per noi, appartengono anche a tutti gli altri e le altre
Senza eccezione alcuna.
Restiamo umani
anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda
Vittorio Arrigoni

NOTE tecniche: Continue reading

Lettera di Giulia Ballarotti dal Mozambico

01ballarottiIl mio cuore ripete il tuo invito:
“Cercate il mio volto!”.
Il tuo volto, Signore io cerco.
(Sal. 27, 8)

Africa. Mozambico. Nampula. Muahivire. Lar Elda: una casa di formazione e animazione missionaria che da tredici anni accoglie cinquantasei ragazze, di età dai sette ai vent’anni, che sono senza famiglia o in condizioni di abbandono, alcune vittime di violenze e di abusi. Tutte con un passato doloroso e turbolento da rielaborare.
Il Signore ci conosce ad uno ad uno. Per il Signore noi siamo delle identità precise. Dio ci chiama per nome. “Non ti dimenticherò, dice il Signore. Ho scritto il tuo nome sulle palme delle mie mani” (Is 49, 15-16). Continue reading

“ Che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano” – ancora dal Campo in Ciad

gruppo“ Che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano”

Il buio è già calato su Abeché, quando arriviamo a casa di Claude. Sotto le stelle di una notte inaspettatamente luminosa, si ode, già dalla strada, la cantilena di una preghiera silenziosa ma insistente:

cinque o sei persone sono già raccolte attorno alla Parola di Dio, illuminata soltanto dal fascio di luce di una torcia elettrica. Quando si fermano, soltanto il silenzio: anche il vicinato sembra attendere paziente la fine della preghiera.

Claude è un venditore ambulante di medicinali, lavoro che a stento gli permette di mantenere i suoi tre figli e la moglie. Per guadagnare qualche soldo in più, anche lei fa qualche lavoretto al mercato, ma tante volte è più la fatica che il guadagno effettivo. Una situazione non facile, tanto più che a causa di questo, la moglie è caduta in uno stato depressivo che ha richiesto l’intervento di un medico. Continue reading

Prime notizie dal campo in Ciad

WhatsApp Image 2017-08-09 at 23.40.44Salam aleikum, aleikum salam

Eccoci qua dopo qualche giorno dal nostro arrivo in Ciad (Tchad). Tante cose sono successe e tante emozioni, sentimenti e pensieri ci affiorano nella mente.

Dopo aver salutato parenti, amici e tutti coloro che ci accompagnano in questo viaggio siamo partiti arrivando in capitale N’djamena. Siamo stati subito accolti dal caldo mescolato all’umidità di una notte ciaddiana che ci fa percepire che prima del nostro arrivo c’è stata una forte pioggia. Continue reading

Racconto di Mons. Henri Coudray

IMG_7676Ancora per conoscere meglio il Vicariato apostolico di Mongo, riportiamo qui la sbobinatura (parziale e con traduzione dal francese) di una testimonianza del vescovo Henri Coudray rilasciata all’inizio di agosto del 2016 (un anno fa) in occasione del suo passaggio a Modena.

“Sono Henri Coudray, gesuita francese e dal 2001 Vescovo della diocesi di Mongo, diocesi nella quale ci sono più del 95% di musulmani e meno dell’1% di cristiani cattolici e protestanti. Questa diocesi è una delle otto diocesi del Ciad. Nella mia diocesi ci sono il 95% di musulmani, ma in tutto, in Ciad, i musulmani sono circa il 55% e i cristiani circa 40%. Continue reading