Veglia di preghiera per la pace

donna_sudan_chiede_paceDonne e uomini in cerca di pace

Raccogliendo l’invito di Papa Francesco, la parrocchia di Gesù Redentore e l’Azione Cattolica di Modena organizzano una

VEGLIA DI PREGHIERA PER LA PACE

in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan. La veglia sarà celebrata venerdì 23 febbraio alle ore 20 presso la parrocchia di Gesù Redentore (via Leonardo da Vinci 220 – Modena).

Durante l’Angelus di domenica 4 febbraio, infatti, Papa Francesco ha annunciato una speciale giornata di preghiera e di digiuno per la pace nel mondo e, in particolare, nella Repubblica Democratica del Congo e nel Sud Sudan, proprio per il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima.

Notizie da suor Alessandra Ferri da Rui Barbosa – Brasile

alle_ferri02Ci ha scritto in questi giorni suor Maria Alessandra dalla Casa della Carità di Rui Barbosa in Brasile

Carissimi tutti,
qui ci prepariamo a un Natale estivo, le scuole stanno chiudendo e l’anno pastorale da questa parte del mondo è terminato. Qualcuno viaggia e raggiunge i parenti nelle città, qualcuno forse arriverà qui dove ha le radici.
Vi regalo qualche immagine di questo tempo di Avvento. Continue reading

Un ponte tra Modena e Mongo (Ciad)

ciad_parrocchieVogliamo raccontare a tutti “quello che abbiamo udito, quello che abbiamo veduto” in Ciad e siamo disponibili a incontrare le parrocchie e i gruppi che lo desiderano.

Dopo il viaggio in Ciad di quest’estate il vescovo Erio ha scritto:

“Ha detto in Ciad?”… ho ancora presente l’espressione stupita dell’infermiera da cui avevo prenotato le vaccinazioni alcuni mesi fa. E così anche diversi amici e conoscenti: “ma cosa vai a fare in Ciad?”. Prima di tutto non ci sono andato da solo: anzi, sono stato là una settimana scarsa insieme a don Graziano, Francesco e Maurizio perchè c’erano già da una ventina di giorni alcuni giovani modenesi: Matteo e Gloria (purtroppo per tornati dopo poco tempo per gravi motivi familiari), Pietro, Linda, Agnese, Alessandro e Davide. L’ufficio di animazione e formazione missionaria, come ogni anno, aveva organizzato diverse esperienze estive per i giovani: oltre che in Ciad, anche in Madagascar, Paraguay, Sri Lanka e Albania. Alcuni seminaristi e altri giovani, insieme a don Federico e don Andrea, si sono poi recati in Perù… Una quarantina di persone in movimento.Dunque, alla questione su cosa andavo a fare in Ciad, io rispondevo semplicemente che ero stato invitato dal vescovo locale Henry Coudrai, con il quale abbiamo coltivato un’amicizia a distanza; e che speravo si potesse gettare un ponte tra la nostra antica Chiesa di Modena e la loro giovanissima di Mongo.Ma adesso che sono tornato mi è tutto più chiaro. Siamo andati per imparare: le giovani comunità cristiane dei popoli in via di sviluppo e di quelli che consideriamo arretrati ci ricordano come l’essenziale sia la relazione e non le strutture; o meglio, come le strutture abbiano senso quando sono a servizio della relazione con il Signore e tra di noi. Ci sbattono in faccia l’enormità delle disuguaglianze tra i ricchi che non sanno nemmeno come spendere il denaro e i poveri che non ne dispongono. Ci appassionano così ad una giustizia più reale ed equa. Ci chiedono poi di contrastare il vizio della lamentela continua, proprio di chi è annoiato e sazio. In una parola, ci spingono a convertirci.

Contattaci: missiomodena@gmail.com – cell. Francesco 3356470863

Entra! – Commento al Vangelo della quarta domenica di Avvento

gruppo_casaEcco il commento di p. Filippo Ivardi Ganapini, missionario comboniano ad Abéché, in Ciad, al vangelo della quarta domenica di Avvento (Lc 1,26-38) Una quarta domenica che è già vigilia di Natale! E allora Buon Natale a tutti!

Il messaggero entra nella casa. Come il missionario che vuole conoscere a fondo la gente. “ Entrare nelle case é entrare nel cuore della gente” mi ha insegnato padre Fernando sulle strade polverose delle periferie di Lima. Cosi mi appassiona camminare per le periferie di Abeche e varcare le soglie delle case per un saluto, un the insieme, una preghiera attorno alla Parola di Dio, una polenta, quattro chiacchiere sulla vita. Entrare per scoprire. Nelle case ma anche dentro di sé. Continue reading

Notizie e foto da don Maurizio Setti

WhatsApp Image 2017-12-16 at 14.14.27Da qualche mese don Maurizio Setti, missionario fidei donum in Brasile, si è trasferito nella diocesi di Sao Gabriel da Cachoeira nel nord-ovest del Brasile, al confine con Colombia e Venezuela. La diocesi comprende 3 comuni: Sao Gabriel, Barcellos e Santa Isabel e come territorio è grande quasi come l’Italia con 60 mila abitanti quasi tutti indios.
In questi giorni è in visita alla parrocchia di Maturaca, al confine con il Venezuela, dove vivono gli indios Yanomami e ci ha scritto queste parole:

Carissimi, sono appena tornato da un viaggio a Maturaca dove ho accompagnato il  Vescovo per una visita pastorale. In quella regione ai confini con il Venezuela vivono gli indios Yanomami gli ultimi che sono venuti in contatto con i missionari salesiani circa 50 anni fa. Sono molto disponibili, ma non si mischiano con altri e vivono isolati. Ho potuto visitare alcuni villaggi e parlare con i pajes che attraverso sostanze che si soffiano dentro la narice entrano in trance e con le loro danze e canti proteggono il villaggio dagli spiriti maligni. Ho partecipato anche ad una festa dove le donne danzavano con i vestiti tradizionali. Qui ancora la evangelizzazione lascia a desiderare ed è abbastanza superficiale. Ma i due missionari salesiani che vivono nella missione si impegnano al massimo. A Maturaca oltre alla scuola elementare nella missione c’è anche la scuola superiore diretta dai salesiani e si vede un bel contrasto tra la vita di studenti dei giovani che frequentano la scuola e la cultura tradizionale. È una grande sfida quella della inserzione nella società senza perdere i valori della cultura tradizionale. L’ultimo giorno abbiamo fatto una escursione alla serra do padre, 4 ore e mezzo di salita quasi impossibile nella foresta. Il paesaggio era bellissimo, ma ho constatato che le mie gambe non hanno più 40 anni. Adesso sono rientrato a São Gabriel, alla cosiddetta civiltà, ma non so se la vita che i giovani vivono qui, ubriacandosi tutti i sabati sera sia migliore della vita isolata degli Yanomami nel loro stile di vita e cultura tradizionali. Un buon Natale e felice 2018!

Cliccando qui potete vedere alcune foto che ci ha mandato

e qui un breve video

Nuova lettera di Giulia Ballarotti dal Mozambico

balla3_01“L’istruzione è la più valida difesa della libertà”.
Carlo Cattaneo

“Mana… Eu nào consigo ler…” (Sorella… io non so leggere). Non dimenticherò mai il giorno in cui Paula mi disse queste parole, con la voce spezzata dal pianto e gli occhi pieni di lacrime. Mentre mi parlava sentivo tutta la vergogna e la frustrazione che provava per non essere ancora riuscita ad imparare a leggere, nonostante i suoi quattordici anni di età e i sette anni di frequenza a scuola.
Come rimarranno sempre impressi nella mia mente Katia e il pomeriggio in cui le chiesi di scrivere il suo nome sopra un foglio su cui aveva dipinto un bellissimo e coloratissimo disegno. Mi accorsi subito che sul suo viso era comparso un velo di imbarazzo. Turbata e in silenzio, la bambina si allontanò da me. Continue reading

Testimonia! – Commento al Vangelo della terza domenica di Avvento

pastore_ciad_01Ecco il commento di p. Filippo Ivardi Ganapini, missionario comboniano ad Abéché, in Ciad, al vangelo della terza domenica di Avvento (Gv 1,6-8.19-28) Buona continuazione di Avvento!

Testimone é chi ha fatto esperienza. Chi ha toccato con mano. Come Giovanni che ha incontrato Dio in profondità e apre un varco al suo arrivo. Come noi cristiani al nord est del Ciad che incontriamo Gesù di Nazareth nelle vene aperte dei bambini pastori schiavi nel deserto. Come i giornalisti della CNN che hanno scoperto come i migranti provenienti da Nigeria, Senegal, Gambia sono venduti come schiavi in Libia ad un prezzo che varia dai 200 ai 500 dollari. Molti poi costretti ai lavori forzati e alla prostituzione. Continue reading

Prepara! – commento alla seconda domenica di Avvento

affresco della Cattedrale di Mongo in Ciad

affresco della Cattedrale di Mongo in Ciad

Ecco il commento al vangelo della seconda domenica di Avvento (Mc 1,1-8) da parte di p. Filippo Ivardi Ganapini, missionario comboniano ad Abéché, in Ciad. Buona continuazione di Avvento!

Nel cammino dell’irruzione di Dio al cuore dell’umanità non basta svegliarsi. Serve prepararsi! Oggi siamo noi i Giovanni Battista del terzo millennio. Apripista della Buona Notizia per un altra storia di liberazione. Dove serve gridare nei deserti delle periferie geografiche ed esistenziali di oggi che é ancora possibile e urgente vivere ad un altro passo: il passo di Dio.
Un passo controcorrente, “in direzione ostinata e contraria” canterebbe De André. Passo che prevede un segno di liberazione fondamentale per il popolo: il battesimo. L’immersione nell’amore di Dio. Il passaggio dall’acqua della passione e della morte per risalire all’altra riva, quella della resurrezione. Il passo dei nostri cristiani al nord del Ciad dentro il grande oceano musulmano. In punta di piedi per rispetto, ma senza paura. Ritmo lento ma incessante. Fatto di accelerazioni e retromarcia. Un po come le nostre giovani danzanti alla messa della domenica: tre passi avanti e due indietro. Senza scoraggiarsi. Passo che avanza verso la riva della coabitazione pacifica che i nostri giovani cristiani e musulmani vivono quotidianamente nei quartieri di Abeche e che hanno celebrato il 28 Novembre nel nostro centro culturale Foyer des Jeunes. Ieri ero in visita alla casa di Pierre e Edith, coppia cristiana di amici venditori ambulanti sulla strada. Mi hanno confidato: “Con i nostri vicini musulmani c’é grande comprensione. Ci aiutiamo a vicenda. I nostri figli giocano insieme e a scuola sono sugli stessi banchi”. Nel mentre, due metri più in la, il canto della ripetizione ostinata dei versetti del Corano accompagnavano le loro parole.
IMG_10019Un passo che chiede un cambio radicale di vita. Fino ad oggi hai praticamente vissuto per te? Da oggi svolta a 180°! Ti é perdonato tutto l’amore sprecato. Cosa aspetti a rimetterlo in circolo? Metti in circolo il tuo amore…cantava il Liga. Più circola e più si rigenera nelle vene! Ecco perché arrivano al fiume da Giovanni da tutte le regioni. C’é un occasione da non perdere. Più si sentono amati e perdonati e più arrivano. Svuotano il sacco. Portano dentro la liberazione più grande: quella dal proprio io. Il più grande tiranno della storia. Sono finalmente sé stessi! Sentono in cuore il ribollere del sogno di Dio che nel deserto ha liberato il suo popolo dall’oppressione. Attraverso l’acqua. Cosi deserto e acqua del Giordano fanno rivivere al popolo traviato l’anelito più profondo del cuore umano: la libertà per amare ed essere amati. Questo manca molto al nostro mondo di oggi “dalle passioni tristi” come direbbe Baumann. Facciamo una fatica enorme a sognare di costruire un mondo diverso e a spendere la vita intera per questo. Ci rassegniamo spesso al nostro piccolo porto senza più la forza di alzare lo sguardo e di vedere la riva oltre le acque. E prendere i remi per spingere la barca del nostro progetto di vita fuori dalla acque tranquille del quieto e infelice vivere.
Giovanni preparando la strada al successore ripropone al popolo molto più di un rito religioso. Si tratta di un vero e proprio cambio di stile di vita e di relazioni. Stile sobrio e semplice come Elia e i profeti di ieri e di oggi che nei deserti della storia, dove mancano l’acqua della passione per Dio e per il popolo, come nomadi, interpellano le coscienze. Con il modo di vivere non per sé ma per un Altro. Gesù Di Nazareth. Più forte nell’amore e capace davvero di restituire vita al popolo. L’unico che puo fecondarlo! Ecco perché Giovanni non si sente degno di passargli il sandalo, come al tempo faceva colui che aveva diritto di riscatto di una donna con colui al quale voleva consegnare tale onore. Secondo la legge del Levirato. Prepariamoci allora! Ci aspetta non una semplice “lavata di capa”. Ma un immersione nello Spirito “totalmente altro”. Ovvero Santo. Quello che ci fa vivere per gli altri. Quello che ci dà il gusto di stare al mondo. Quello che dà la forza a noi e alla nostra gente di resistere nel deserto. E di preparare Natale con una veglia di preghiera lunga tutta la notte, con la festa assieme ai prigionieri, cammino itinerante attraverso le comunità cristiane di Koukou, Goz Beida, Tissi, Biltine, formazione sulla Bibbia, Forum Nazionale dei giovani a N’Djamena, festa della santa Famiglia con la comunità ecclesiale di base che ne porta il nome e il gruppo della pastorale familiare. Il matrimonio di Innocent e Esther. Il tutto condito con polenta, pollo, pecora e cammello. Un piatto solo. Niente dolci e champagne. Al massimo un the. Per il gusto del Natale “originario” ed essenziale all’aperto. Sulla strada.

Sveglia! – commento al vangelo della prima domenica di Avvento

filoAnche per questo tempo di Avvento abbiamo chiesto a p. Filippo Ivardi Ganapini, missionario comboniano ad Abéché, in Ciad un commento ai vangeli delle domeniche di Avvento. Ecco quello della prima domenica (Mc 13,33-37)

Gesù di Nazareth é a Gerusalemme. Il cuore del sistema politico, economico e religioso di quel tempo. Un sistema che faceva maledettamente soffrire il suo popolo. Come Gesù stesso aveva sperimentato sulla sua pelle nelle campagne della Galilea, la regione a nord.
E’ seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, dimora del dio denaro e emblema dell’ingiustizia. Nonché della religione al servizio del potere e dell’interesse dei pochi.
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