Ritornate più consapevoli – racconto esperienza estiva in Paraguay

01Il 6 agosto siamo partite per un’esperienza missionaria di tre settimane in Paraguay. Qui si trovano due case delle Suore Francescane dell’Immacolata di Palagano: una situata nella capitale Asuncion, l’altra nel villaggio di Puerto Pinasco nel nord del Paraguay.
Abbiamo trascorso i primi giorni ad Asuncion, dove abbiamo visitato la città e conosciuto la missione delle suore che, oltre ad occuparsi del quartiere in cui abitano, fanno da appoggio alle consorelle che si trovano a Puerto Pinasco ed anche alle ragazze che, da Puerto Pinasco, decidono di continuare gli studi nella capitale.
Dopodiché siamo partite per il “Chaco”: un’immensa regione nel nord del Paraguay che costituisce il 60% del territorio ma è abitata solamente dal 2% della popolazione. Questa è attraversata dal fiume principale sul quale sorgono alcuni villaggi, tra cui Puerto Pinasco che, nonostante disti dalla capitale soltanto 500km, siamo riuscite a raggiungere soltanto dopo un viaggio di 24 ore tra collettivo (pullman) e “barco”. Continue reading

Una missione povera

madagascar02Il Madagascar per noi è stato condividere per tre settimane la vita delle suore missionarie francescane. È stato il cielo grigio della capitale, Tanà, una metropoli caotica che al suo interno racchiude tutte le contraddizioni di questo Paese. È stato il vociare incessante dei venditori ambulanti. È stato la puzza di smog e di carne lasciata al sole. È stato vedere quest’isola-continente riflessa negli occhi dei bambini che giocavano nelle strade sterrate con dei pezzetti di lamiera in mezzo ai polli e ai cani randagi. Per noi il Madagascar è stato sedersi in braccio ad altre persone dentro ai taxi brousse. È stato piantare piselli sotto il sole nel campo delle suore.

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Veglia Missionaria Diocesana

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Venerdì 19 ottobre alle ore 21 il vescovo Erio presiederà la Veglia Missionaria Diocesana presso il santuario di Fiorano.
Durante la veglia potremo ascoltare la testimonianza di Clara Torres Acevedo che da tanti anni è impegnata nella lotta contro la tratta di persone in Africa e in Messico collaborando con Talitha Kum
Davide Muradore di Fiorano riceverà il mandato missionario

 

“Esta é a missão”

brasile02Dopo aver volato per 13 ore percorrendo più di 9000 km; dopo esserci trovate, prive di qualsiasi conoscenza della lingua e dei segni, in mezzo a brasiliani che parlano solo portoghese e a un centinaio di bambini sordomuti che usano solo il linguaggio dei segni; dopo aver mangiato più di 48 piatti di riso e bevuto più di 72 caffè in 24 giorni…siamo qui, a Modena, a ripensare alla nostra esperienza estiva di Missione a San Paolo, cercando le parole più adatte per raccontare a chi non era con noi ciò che abbiamo vissuto.

Quali parole potrebbero essere più significative di quelle imparate in Brasile e che tuttora ci portiamo nel cuore? Eccone allora alcune. Continue reading

Destinazione Sri Lanka

Eccoci!!!!!IMG_2492
Siamo Elena, Francesca ed Isabella, siamo partite a luglio da Modena senza conoscerci, ma chiamate a metterci in gioco in un paese lontano e sconosciuto in un’ esperienza comune: destinazione Sri Lanka . Siamo state accolte dalle suore Figlie della Provvidenza, che con le loro attenzioni e premure ci hanno fatto, da subito, sentire a casa anche a contatto con una cultura nuova, molto diversa dalla nostra che si esprime in un modo di vivere semplice, essenziale e “forse” più genuino rispetto a quello a cui eravamo abituate.
La sfida a cui non eravamo preparate è stata conoscere e rapportarsi con i bambini della scuola, 100 bambini e bambine di diverse età e diverse abilità contemporaneamente. Particolarmente emozionante è stata la scoperta dei bimbi sordi accolti dalle suore, con i quali giocavamo, facevamo compiti e attività creative . Continue reading

A porta si rapi di intra

IMG_2080L’avevamo definito un viaggio „al contrario“. Il senso contrario della nostra rotta rispetto a quella dei migranti non è la sola dimensione che ci siamo visti ribaltare durante quei giorni di incontri, dal 23 al 31 luglio scorso. Sono stati momenti intensi, alla maggior parte dei quali non eravamo preparati.
Dopotutto, come si fa ad essere preparati ad ascoltare la voce di Vito, mentre racconta di quella notte in mare, sulla sua Gamar, che si riempiva di giovani eritrei, naufraghi a pochi chilometri dalle coste di Lampedusa? Era il 3 ottobre 2013, e Vito era lí, presente, nelle vesti di un uomo, semplice ma vero, cosí come era in mezzo a noi pochi giorni fa, a farci commuovere attraverso le sue parole. Ma questa commozione non puó rimanere un’emozione superficiale. Deve entrarci dentro e darci il coraggio di dire basta a questa indifferenza, di schierarci, una volta per tutte, dalla parte degli esseri umani. È la stessa cosa che fa Kamal, con la sua associazione in difesa dei venditori ambulanti, che a Palermo si è trovato a combattere per i suoi diritti dapprima, e poi anche per i diritti degli italiani. Kamal, origini marocchine, ha imparato l’italiano cosí bene che ha fatto del linguaggio la sua arma a doppio taglio. Continue reading

Riscoprendosi a casa… (lettera di Giacomo dal Ciad)

Riscoprendosi a casa…
Piove…
Quest’anno la pioggia ha deciso di iniziare a cadere un po’ prima del solito su questa terra fatta di sabbia e polvere.
Infatti nella prima metà di luglio la pioggia ha iniziato a bagnare il terreno, che era abituato ad accogliere le prime piogge verso l’inizio di agosto.
01comunitaÈ così che gli ultimi viaggi pastorali, programmati dall’inizio dell’anno per visitare le ultime (e distanti) comunità, diventano delle vere e proprie avventure.
Partiamo alla volta di Amdjaras con il fresco delle 5 del mattino insieme a padre David, Gregoire, Bertrand e Madas. I volti assonnati (soprattutto il mio) e la consapevolezza dei tanti Km di viaggio che ci aspettano (Infatti tra Amdjaras e Abéché ci sono circa 450 km di cui una buona metà in pieno deserto) sono il sottofondo dell’inizio del nostro viaggio. Continue reading

Non costruire muri, ma strade

gruppo_palermo_lampedusaSono partiti questa mattina i giovani che partecipano al campo di conoscenza e formazione a Palermo e Lampedusa organizzato da Caritas e Centro Missionario. Hanno voluto chiamarlo “A porta si rapi di intra” (La porta si apre da dentro).
Qui di seguito un articolo che hanno scritto qualche settimana fa e pubblicato dal settimanale diocesano Nostro Tempo.

Porti chiusi? E noi come attracchiamo a Lampedusa da Porto Empedocle? Migranti siamo anche noi, che tra poco più di un mese saremo in viaggio verso sud, percorrendo una rotta contraria, o meglio, controcorrente. Pensandoci migranti inversi non siamo noi protagonisti di un percorso che va alle periferie.
Questa volta il centro è proprio Lampedusa, crocevia di uomini che si riconoscono tali. Lo straniero forse ci spaventa non perché mina la nostra sicurezza, ma perché intacca le nostre sicurezze. Come scrive Sukethu Mehta, migrante indiano: «Nelle nazioni ordinate respingiamo il rifugiato perché è la somma delle nostre peggiori paure, il futuro incombente del ventunesimo secolo portato in forma umana alle nostre frontiere.
Dal momento che nel paese da cui proviene non era necessariamente povero, il rifugiato è il promemoria vivente del fatto che anche a noi potrebbe succedere la stessa cosa. L’occidente non viene distrutto dai migranti, ma dalla paura dei migranti».
Oggi, ad emergere, non è la crisi dell’altro, bensì quella del noi, dell’identità umana. Si è sentito spesso parlare dei problemi che queste ondate migratorie portano nei nostri paesi, vite sono state strumentalizzate a scopi politici e per legittimare l’uso della voce grossa, per testimoniare che si ottengono risultati solo imponendosi e rischiando – ma sull’esistenza altrui, sia ben chiaro. Solo un’eco lontana riferiva la brutalità dei lager libici, veri e propri campi di concentramento.
Combattere esige una strategia, ma non può essere a scapito di chi la propria voce non può farla sentire. Sentiamo il ! bisogno di andare oltre. Tanti ques! iti irri solti, chiacchiere da bar che non ci bastano più, andare alla fonte di accattivanti titoli di giornale, sperimentare una conoscenza diretta e cogliere la possibilità di avere un interlocutore autentico.
Sentiamo la necessità di comunicare la gioia dell’incontro, per essere testimoni di un confine che non è punto di separazione, ma di contatto. Tutto ciò non può prescindere da uno schieramento chiaro: in un mondo che ci vuole sempre più ignoranti, abbiamo ancora voglia di vedere con i nostri occhi e sporcarci le mani con la realtà. Non vogliamo costruire muri, ma strade. È questa che riteniamo la sfida della democrazia: essere pronti e disponibili a cambiare punto di vista, per mirare a un bene che sia davvero comune. Questo viaggio si fa ancora più necessario proprio oggi, ora che la paura porta a barricarsi nei singoli stati. Papa Francesco ha detto di accogliere secondo la possibilità di «integrare, educare e dare lavoro » e noi stessi riconosciamo impellente l’esigenza di strategie, ma non è accettabile differenziare il diritto alla vita su base etnica. Lampedusa serve anche a questo, a riconoscere che in quella piccola isola, più vicina all’Africa che all’Europa, si tende una mano a chiunque sia in mare, perché ci si riconosce tutti fratelli e tutti bisognosi di aiuto. Come cittadini attivi sappiamo bene che il tema dell’immigrazione ha tante sfumature, che è un argomento sulla bocca di tutti e che non ha soluzioni immediate, ma crediamo anche che esista un’alternativa che ci renda più umani.
In una storia ci sono sempre due versioni: in fondo vogliamo solo ascoltarle entrambe prima di prendere posizione. A tutti noi il tentativo della ricerca di nuovi spunti.