Riscoprendosi a casa… (lettera di Giacomo dal Ciad)

Riscoprendosi a casa…
Piove…
Quest’anno la pioggia ha deciso di iniziare a cadere un po’ prima del solito su questa terra fatta di sabbia e polvere.
Infatti nella prima metà di luglio la pioggia ha iniziato a bagnare il terreno, che era abituato ad accogliere le prime piogge verso l’inizio di agosto.
01comunitaÈ così che gli ultimi viaggi pastorali, programmati dall’inizio dell’anno per visitare le ultime (e distanti) comunità, diventano delle vere e proprie avventure.
Partiamo alla volta di Amdjaras con il fresco delle 5 del mattino insieme a padre David, Gregoire, Bertrand e Madas. I volti assonnati (soprattutto il mio) e la consapevolezza dei tanti Km di viaggio che ci aspettano (Infatti tra Amdjaras e Abéché ci sono circa 450 km di cui una buona metà in pieno deserto) sono il sottofondo dell’inizio del nostro viaggio. Continue reading

Non costruire muri, ma strade

gruppo_palermo_lampedusaSono partiti questa mattina i giovani che partecipano al campo di conoscenza e formazione a Palermo e Lampedusa organizzato da Caritas e Centro Missionario. Hanno voluto chiamarlo “A porta si rapi di intra” (La porta si apre da dentro).
Qui di seguito un articolo che hanno scritto qualche settimana fa e pubblicato dal settimanale diocesano Nostro Tempo.

Porti chiusi? E noi come attracchiamo a Lampedusa da Porto Empedocle? Migranti siamo anche noi, che tra poco più di un mese saremo in viaggio verso sud, percorrendo una rotta contraria, o meglio, controcorrente. Pensandoci migranti inversi non siamo noi protagonisti di un percorso che va alle periferie.
Questa volta il centro è proprio Lampedusa, crocevia di uomini che si riconoscono tali. Lo straniero forse ci spaventa non perché mina la nostra sicurezza, ma perché intacca le nostre sicurezze. Come scrive Sukethu Mehta, migrante indiano: «Nelle nazioni ordinate respingiamo il rifugiato perché è la somma delle nostre peggiori paure, il futuro incombente del ventunesimo secolo portato in forma umana alle nostre frontiere.
Dal momento che nel paese da cui proviene non era necessariamente povero, il rifugiato è il promemoria vivente del fatto che anche a noi potrebbe succedere la stessa cosa. L’occidente non viene distrutto dai migranti, ma dalla paura dei migranti».
Oggi, ad emergere, non è la crisi dell’altro, bensì quella del noi, dell’identità umana. Si è sentito spesso parlare dei problemi che queste ondate migratorie portano nei nostri paesi, vite sono state strumentalizzate a scopi politici e per legittimare l’uso della voce grossa, per testimoniare che si ottengono risultati solo imponendosi e rischiando – ma sull’esistenza altrui, sia ben chiaro. Solo un’eco lontana riferiva la brutalità dei lager libici, veri e propri campi di concentramento.
Combattere esige una strategia, ma non può essere a scapito di chi la propria voce non può farla sentire. Sentiamo il ! bisogno di andare oltre. Tanti ques! iti irri solti, chiacchiere da bar che non ci bastano più, andare alla fonte di accattivanti titoli di giornale, sperimentare una conoscenza diretta e cogliere la possibilità di avere un interlocutore autentico.
Sentiamo la necessità di comunicare la gioia dell’incontro, per essere testimoni di un confine che non è punto di separazione, ma di contatto. Tutto ciò non può prescindere da uno schieramento chiaro: in un mondo che ci vuole sempre più ignoranti, abbiamo ancora voglia di vedere con i nostri occhi e sporcarci le mani con la realtà. Non vogliamo costruire muri, ma strade. È questa che riteniamo la sfida della democrazia: essere pronti e disponibili a cambiare punto di vista, per mirare a un bene che sia davvero comune. Questo viaggio si fa ancora più necessario proprio oggi, ora che la paura porta a barricarsi nei singoli stati. Papa Francesco ha detto di accogliere secondo la possibilità di «integrare, educare e dare lavoro » e noi stessi riconosciamo impellente l’esigenza di strategie, ma non è accettabile differenziare il diritto alla vita su base etnica. Lampedusa serve anche a questo, a riconoscere che in quella piccola isola, più vicina all’Africa che all’Europa, si tende una mano a chiunque sia in mare, perché ci si riconosce tutti fratelli e tutti bisognosi di aiuto. Come cittadini attivi sappiamo bene che il tema dell’immigrazione ha tante sfumature, che è un argomento sulla bocca di tutti e che non ha soluzioni immediate, ma crediamo anche che esista un’alternativa che ci renda più umani.
In una storia ci sono sempre due versioni: in fondo vogliamo solo ascoltarle entrambe prima di prendere posizione. A tutti noi il tentativo della ricerca di nuovi spunti.

Con le porte aperte verso l’altro – Lettera di Giacomo dal Ciad

20180522giacomo07portaEccomi qui. Davanti alla pagina bianca… Cerco di trovare qualche manciata di parole per descrivere questo primo mese di Ciad nella parrocchia di Abéché.
Già, penso tra me e me mentre mi trovo davanti al foglio bianco, è già passato un mese. Mi sembra ieri il 10 aprile quando sono atterrato a N’Djamena accolto dal caldo tipico di questo periodo dell’anno che precede la stagione delle piogge.
Questo mese è stato ricco di volti, di presentazioni, di silenziosa scoperta, di viaggi per andare a incontrare le comunità della parrocchia.
Infatti mi trovo in una parrocchia grande circa come l’Italia, e i tre padri comboniani che sono in questa parrocchia (Filo, Bernard e David) cercando di visitare 2-3 volte l’anno tutte le comunità del territorio. Ed è così che ogni week-end parte una delegazione dalla città di Abéché, con due padri e tutti coloro che della città hanno voglia di partire fino a riempire la jeep in partenza. Molto spesso ci si ritrova sardine, fitti come sardine nella jeep in partenza, per il numero di persone che decidono di partire.  Continue reading

Con il cuore leggero e spensierato… Lettera di Giacomo (in Ciad) ai partenti per le esperienze estive

20180513ricci_giacomoCari partenti come state?
State sopravvivendo al mese di maggio?
Siete carichi per partire?

Prima di tutto mi sembra giusto presentarmi un pochino (visto che la maggior parte di voi non sa nemmeno che faccia ho, mentre per altri è fin troppo nota): mi chiamo Giacomo e ho 23 anni, se eravate presenti il 24 marzo alla GMG diocesana sono quello che ad un certo punto era faccia a faccia con il Vescovo per ricevere il mandato per la mia partenza per il Ciad, paese che si trova al centro dell’Africa)
In queste prime settimane dell’esperienza in Ciad, mi è capitato spesso di pesare a voi e allora… eccomi qui a scrivervi questa breve lettera in vista della vostra partenza! Continue reading

Messa e incontro con don Maurizio Setti

20180522setti_gesu_redentoreMartedì 22 maggio avremo la possibilità di incontrare don Maurizio Setti, missionario modenese in Brasile. Dopo tanti anni trascorsi nella diocesi di Goias, don Maurizio ha vissuto l’ultimo anno nella diocesi di Sao Gabriel da Cachoeira, in piena foresta amazzonica, al confine con Colombia e Venezuela. Il suo desiderio di spostarsi in Amazzonia è derivato anche da una richiesta specifica dei vescovi del Brasile di inviare missionari in questa terra e proprio per questo Papa Francesco ha convocato un Sinodo speciale per l’Amazzonia per l’ottobre 2019.
Ci aveva raccontato qualcosa di questa sua nuova esperienza prima di partire (video qui) e ora potremo ascoltare da lui direttamente le prime impressioni di questa esperienza di missione così nuova.
Don Maurizio in questo anno ci ha mandato molte foto e anche qualche video e ora abbiamo la possibilità di ascoltare da lui direttamente questa nuova esperienza.
Qui a fianco la locandina della serata da diffondere.
Ecco il programma della serata:
ore 19 messa
a seguire cena
ore 20,45 circa incontro/testimonianza con don Maurizio